DNA (Apologia della vita)

“Mamma”, sussurra il bambino tenendosi stretto sul petto della madre, “ho visto in tv che si può condannare un uomo al carcere a vita, o addirittura a morte, perché, sul luogo di un delitto, è stato trovato il suo DNA. Non capisco… Mi spieghi che cosa significa?”.

“Non è facile da spiegare, bambino mio”, risponde la mamma, “tu sei troppo piccolo per capirlo ed io troppo inesperta per riuscire a fartelo comprendere. Tuttavia, ci proverò. Il DNA è una parte piccolissima del nostro corpo, talmente piccola che non è visibile ai nostri occhi. Eppure, in essa è contenuta la mappa di ciò che noi siamo. Ognuno di noi ha dentro di sé un codice che lo contraddistingue e che rende il suo corpo unico al mondo! La cosa speciale, poi, è che questa mappa non cambia mai: rimane identica dal momento in cui veniamo creati a quello in cui moriamo. Essa fa sì che il nostro corpo produca delle cellule che poi si specializzano e fanno sviluppare i tessuti, gli organi, la pelle, i capelli, tutto ciò che forma il nostro organismo. Inoltre, è proprio grazie al DNA che ogni parte del nostro corpo sa ciò che deve fare, dalla più grande alla più piccola. Pensa che magia!”.

“Va bene, ma che cosa c’entra questo con CSI?”, risponde il bambino, sfuggendo all’abbraccio della madre che era sicura di aver soddisfatto la sua curiosità. Egli, nondimeno, la guarda con aria perplessa e minacciosa, il piccolo volto imbronciato e le braccia conserte.

“Che cos’è CSI? Non stavamo parlando di DNA?” riprende la madre, attonita di fronte al nuovo acronimo che non riesce ad identificare.

“Mamma, ma sei proprio fuori dal mondo! CSI è un telefilm in cui i buoni riescono a prendere i cattivi che uccidono le persone, proprio grazie alla magia del DNA! Loro vanno nel posto dove qualcuno è stato assassinato, analizzano tutte le tracce con degli apparecchi supermegatecnologici, quasi come la mia XBox, e poi riescono sempre a trovare il colpevole dicendo: ‘Abbiamo il DNA’. E’ così che fanno a Las Vegas, ma anche a New York e a Miami. Lo fanno anche qui da noi?”.

“Chi ti ha detto che puoi guardare queste cose in tv?” ribatte la mamma, sempre più confusa. “Non eravamo rimasti d’accordo che saresti andato a letto dopo aver visto soltanto un po’ del Grande Fratello o dell’Isola dei Famosi? Questi programmi sul crimine ti fanno venire strane idee! Comunque, sappi che la magia del DNA la fanno anche qui da noi, in Italia, ed anche all’interno dei nostri programmi televisivi si possono vedere i buoni prendere i cattivi grazie a tale prodigio. Ad ogni modo, per rispondere alla tua domanda, il DNA si trova in ogni cellula del nostro corpo, anche la più piccola. Lo si può scovare persino in un capello, in una goccia di sangue, in un piccolissimo frammento di pelle, nella saliva. E’ così che i bravi poliziotti riescono a catturare i criminali: individuano una piccola traccia da essi lasciata e riescono a risalire alla loro identità”.

“Oh!”, esclama meravigliato il piccolo. “Quindi da un pezzettino piccolissimo di me riescono a sapere chi sono? Come fanno? Sanno anche che sono maschio, chi sono la mia mamma e il mio papà e che ho un cane?”.

“Beh, tesoro mio, che hai un cane proprio no, però che sei un maschietto e che io e papà siamo i tuoi genitori possono saperlo eccome”, afferma compiaciuta la mamma, sperando di porre fine a quell’intricata conversazione.

“Mamma, quindi la mia mappa del DNA resta uguale per sempre? Voglio dire, da quando sono piccolo piccolo nella tua pancia fino a quando divento grande e forte come papà?” chiede il bimbo, ancora insoddisfatto.

“Certo, caro. E ti dirò di più: quando mamma e papà si sono voluti così tanto bene da decidere di farti nascere, una mia cellula piccolissima, contenente una parte del mio DNA, si è unita ad una cellula altrettanto piccola di tuo padre, che portava, invece, la sua mappa del DNA. Insieme, queste hanno formato una cellula e una mappa completamente nuove, anche se da esse si può capire di chi sei figlio. Dunque, dall’istante stesso in cui la tua piccola cellula si è formata, la mappa di ciò che il tuo corpo è e diventerà negli anni rimane identica per tutta la vita”.

“Quindi il DNA è una persona?”, continua il piccolo.

“Non è proprio una persona, ma la identifica, la distingue da tutte le altre”.

“Non capisco, mamma”.

“Che cosa non capisci?” chiede la mamma.

“L’altra sera, in tv, c’era una signora di nome Emma che diceva che tutte le donne hanno il diritto di abortire perché il corpo è loro e che i bambini prima di nascere sono feti o embrioni, non li si può chiamare bambini. Non conoscevo il significato delle parole “abortire”, “feto” ed “embrione”, quindi le ho cercate su Google e ho visto anche dei video su Youtube che mostrano come avvengono questi aborti. E’ davvero una cosa brutta, mamma. Tu l’avresti fatto a me?” fa il bambino, con aria triste e tenera.

“No, certo che no, non l’avrei mai fatto a te”, s’agita la mamma. “Comunque, è ora di mettere dei limiti in questa casa! Dove hai visto questi video e queste porcherie? Da chi ne hai sentito parlare?”.

“L’altro pomeriggio, papà si è addormentato davanti al televisore, tu stavi lavando i piatti e io mi annoiavo. Così, mi sono collegato ad internet e ho cercato le cose di cui avevo sentito parlare qualche sera fa a Porta a Porta”.

“Tuo padre mi sentirà”, sentenzia la madre, indignata. “Per un momento che lo lascio solo con te, lui che fa? Si addormenta! E dire che gli avevo raccomandato di tenerti buono per un po’… Mi aveva detto che ti portava in salotto a vedere Uomini e donne, così stavo tranquilla”.

“Sì, ma mamma… C’è una cosa che proprio non capisco: se questo DNA è così importante da far condannare a morte gli assassini, se, come dici tu, identifica le persone perché si trova anche nelle parti più piccole del nostro corpo e se i bambini ce l’hanno da quando sono cellule piccole piccole nella pancia delle loro madri, perché quella signora diceva che essi non sono persone? Perché li fanno a pezzi e poi li buttano via come spazzatura? Hai appena detto che anche in loro c’è il DNA, quindi anche loro sono persone! Se questo basta, in un processo, per capire se qualcuno è colpevole di aver ucciso qualcun altro, perché non basta a dire che quei bambini, o feti, o embrioni, come ha detto la signora Emma, sono persone come noi e non meritano di essere trattati così, visto che, a differenza di quello degli assassini, il loro DNA non ha fatto del male a nessuno?”.

“Non lo so, bambino mio… Proprio non lo so”.

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