L’amore più grande di tutti (“The greatest love of all”: lettera immaginaria a Whitney Houston)

Amedeo Modigliani: “Ritratto di donna con cravatta nera” (1917)

Cara amica,

ripensavo oggi alle tue parole di tanto tempo fa. Dicevi che, dopo essere vissuta per anni all’ombra di qualcuno, avevi deciso di vivere la vita per conto tuo. Ti sentivi più saggia – ripetevi – e decisa a non farti portare via ciò a cui tenevi di più: la dignità. Questo perché – mi assicuravi – avevi trovato in te l’amore più grande di tutti. Ti avevo chiesto, allora, quale fosse questo amore, perché anch’io ne ero alla ricerca, volevo sapere come si faceva ad ottenerlo. Mi hai risposto: “è facile da ottenere, basta imparare ad amare te stesso”.

Sono passati molti anni dal giorno in cui abbiamo parlato di quest’argomento. Ricordi? Eravamo molto più giovani, ingenui e convinti di potercela fare da soli. Le nostre preoccupazioni erano la scuola, i voti alti o meno alti, i nostri obiettivi futuri. Tu volevi fare la cantante, io volevo divenire un musicista, altri nostri amici sognavano di diventare supermanager, attori, ingegneri, medici, avvocati. Ci sembrava, in quell’epoca in cui i sogni sono ancora piacevoli compagni di giochi adolescenziali e non fantasmi quotidiani con cui confrontarsi né accusatori che ti sbattono in faccia la consapevolezza di ciò che sei in confronto a quello che volevi diventare, di poter ottenere qualsiasi cosa dalla vita. Bastava volerlo, bastava crederci.

Eccoci qua, oggi, uomini e donne, a guardarci indietro. La dura realtà ci ferisce, se pensiamo di essere così diversi da quei ragazzi che eravamo un tempo; il confronto con altri, più giovani e ambiziosi di noi, ci fa, a volte, sentire di non aver realizzato nulla di importante. Eppure, ti dicevo, io mi sento felice perché, nonostante la mia immagine attuale non corrisponda esattamente a quella che mi ero costruito, ho scoperto di essere molto più somigliante a me stesso oggi di quanto non pensassi allora. Tu, al contrario, sembravi dubitare di quanto da te realizzato e quell’amore così grande che avevi trovato, quello per te stessa, si era sciolto come neve al sole di fronte alle avversità della tua esistenza.

Le tue parole mi avevano reso triste perché, vista da fuori, apparivi bellissima, forte, sicura di te. Ho scoperto, invece, che eri, come tante donne votate a una carriera importante, infelice e fragile e che, proprio per mascherare questa tua insicurezza, ti sforzavi di sembrare determinata ed aggressiva più di tanti uomini.

Cara amica mia, devi perdonarmi proprio perché sono un uomo. Sai, noi uomini siamo, a volte, insensibili e rozzi e, ultimamente, sempre meno presenti nella vita dell’altro sesso. Guardiamo ma non vediamo e, se ci capita di percepire fragilità, bisogno di aiuto, tristezza, solitudine nello sguardo di una donna, facciamo finta di niente. Tante volte ho pensato che la causa di tanti malesseri che colpiscono oggi l’universo femminile sia la nostra mancanza di virilità. Mi dirai che ho torto, che voi donne avete fatto tante battaglie per emergere, per non dover dipendere più da noi e che, sovente, il nostro orgoglio maschile è ferito dalla vostra voglia di conquistare un posto in un mondo ancora chiuso alle vostre rivendicazioni. Può essere. Tuttavia, c’è qualcosa di perversamente malvagio in questo. Da una parte, infatti, vi sono donne che, inseguendo il successo, snaturano se stesse e la propria femminilità; esse soffocano il desiderio di maternità e di essere protette da uomini capaci di prendersi cura dell’enorme complessità e della bellissima varietà di emozioni del loro animo e cadono, infine, nel tunnel vorticoso della depressione e del disamore per la propria vita, nel momento in cui realizzano di aver rinunciato al loro essere donne per qualcosa che non le ha appagate. Dall’altra, invece, vi sono uomini immaturi, attaccati alle gonne delle loro madri o completamente effeminati (non soltanto sessualmente), i quali, per imporre una mascolinità che non hanno, non esitano a picchiare, ad abusare e approfittare di mogli e fidanzate spesso più virili di loro.

Ricordi quando ti dicevo che la parola “donna” vuol dire “signora”, perché viene dal latino domina? Ecco, per me ogni donna è una signora, una lady, come ripetevi spesso anche tu. Il problema, forse, è che, per essere una vera signora, non basta l’amore per se stessi di cui parlavi. Ti è stata forse lasciata, ora, quella dignità per cui tanto hai lottato? Gli applausi, i complimenti, le lodi e la carriera ti hanno forse resa capace di stare in piedi da sola? Io credo di no.

Credo, invece, che, al contrario di quanto pensassimo alcuni anni fa, l’amore più grande di tutti non sia affatto voler bene a se stessi per non vivere all’ombra di nessuno. Non conosco, infatti, una sola persona capace di provare vera accettazione nei riguardi di se stessa. Ho visto, nella mia vita, tanta gente che aveva tutto ma poi cadeva perché, in realtà, non aveva trovato ciò che cercava e si sentiva insoddisfatta dell’amore che aveva pensato di riuscire a donarsi da sola; uomini e donne che si reputavano perfettamente e completamente autonomi ma poi, paradossalmente, erano costretti a vivere all’ombra di qualcuno o di qualcosa: affetti sbagliati, droghe, alcol, carriera, successo, denaro.

Ti propongo, dunque, una cosa: che ne diresti di ripensare a quel giuramento, fatto anni fa, di non vivere mai più per qualcuno e di essere completamente indipendenti? E se riconsiderassimo l’idea di “vivere all’ombra” che, allora, aborrivamo? Se cercassimo riparo sotto l’Ombra delle ali di Qualcuno che è più grande di te e me? Io ci ho provato e devo ammettere che ho scoperto di aver trovato l’Amore più grande di tutti. E’ questo che rende me vero uomo e te vera donna, signora, stella che risplende, padrona della tua vita.

Pensa, dopotutto, ai bambini che mi dicevi di prendere a modello, affascinata dalla loro bellezza interiore: ti sembra che essi vivano solamente per il fatto di aver imparato ad amare se stessi? Non è forse vero, al contrario, che, abbandonandosi completamente a qualcuno, pur imperfetto, come i loro genitori e gli adulti in generale, essi trovano la completa soddisfazione dei loro bisogni? Tanto più io e te: non possiamo, come i bambini, abbandonarci nelle mani di chi è più grande di noi?

Pensa a queste parole del salmo 60:

Tu sei per me rifugio, torre salda davanti all’avversario.
Dimorerò nella tua tenda per sempre, all’ombra delle tue ali troverò riparo.

Forse a te sembrerà banale, ma credo che, in fondo, la cosa più semplice da fare sia questa. Non rinnegherò il nostro giuramento, farò di tutto per non dipendere da nulla e da nessuno e per non vivere in funzione di nulla e di nessuno. Poiché, tuttavia, non sono autosufficiente, troverò riparo all’ombra delle ali di Colui che può darmi l’Amore più grande di tutti. Allora potrò dire di essere felice; soltanto allora potrò affermare che nessuno mi porterà mai via la mia dignità.

Mi raccomando, cerca di stare bene e prenditi cura di te. Ricordati che sei una lady, una signora, una domina. Faccio mie le parole che usavi sempre come saluto: ti auguro gioia e felicità e, soprattutto, ti auguro l’Amore.

Il tuo amico

Dedicato a Whitney Houston (1963-2012), che mi ha fatto sognare per anni con la sua splendida voce

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