Il respiro sconosciuto

“Aurora boreale”, di Oronzo Bruno

 

Può un uomo scordarsi di respirare, impedire all’elemento più vitale in natura, l’ossigeno, di entrare nei suoi polmoni per purificare, riempire e vivificare ogni tessuto, cellula e goccia di sangue del suo corpo? A quanto sembra, ciò è possibile.

Avverto, infatti, che tutti, in questo particolare e delicato momento storico, abbiamo bisogno di aria, di tanta aria pura, che pure avremmo a disposizione, ma che rifiutiamo di respirare, preferendole, invece, il fetido olezzo sulfureo del quale amiamo riempirci le narici.

Per anni ho fatto parte del Rinnovamento nello Spirito, un movimento carismatico cattolico che si propone di andare alle radici della nostra fede, riscoprendone gli antichi carismi attraverso una nuova effusione della Terza Persona della Trinità, la quale è, appunto, lo Spirito Santo. Durante tutto questo periodo, il Paraclito è divenuto per me un compagno fedele e costante, un nuovo amico, fino ad allora sconosciuto, da invocare ogni volta che avevo bisogno di Lui, da respirare ogni volta che ero a corto di ossigeno spirituale per andare avanti. Con Lui e grazie a Lui, ho riscoperto tanti doni di Dio nella mia vita, dalla musica a varie altre forme espressive, dalla gioia della lode e del ringraziamento alla tranquillità della contemplazione e del silenzio, dalla festa al riposo nell’abbandono più totale. Per me, da tanto tempo, la Pentecoste è una delle feste più importanti, giacché, senza di essa, a parte le celebrazioni essenziali, come la Pasqua e il Natale, non avremmo molto altro da ricordare: nessun santo, niente Chiesa, nessuna sapienza, né dottrina, né battesimi, cresime, consacrazioni, ordinazioni, nulla!

Oggi, guardo il mondo intorno a me e mi sento soffocare: ci è stato dato un Consolatore, ci è stata data la vera linfa, il vero ossigeno, eppure ci ostiniamo a non respirare. Forse non è un caso. Leggevo, qualche giorno fa, che, per il popolo ebraico, la festa di Pentecoste, che cadeva anch’essa cinquanta giorni dopo la Pasqua, ovvero sette settimane dopo, era chiamata Shavuot (termine che significa “settimane”). Il periodo delle sette settimane tra una festa e l’altra, chiamato Omer, commemorava il periodo di esilio degli israeliti nel deserto e tutte le disgrazie accadute loro. Era un tempo di lutto. La Pentecoste, invece, era una festa gioiosa che ricordava il dono della Legge sul Monte Sinai e invitava tutto il popolo a ringraziare Dio con l’offerta delle primizie del raccolto.

Chissà, magari deve essere così anche per l’umanità. Ci deve essere un periodo di afflizione e purificazione prima di conseguire il premio definitivo, la gioia immensa della salvezza delle nostre anime.

Per me che non sono poi così lungimirante, tuttavia, c’è bisogno di una consolazione immediata, c’è bisogno d’aria e di quell’amico fedele, quel compagno, quella presenza costante nella vita che dà forza alle ossa inaridite e ai muscoli fiaccati dallo scoramento. Ho imparato a conoscere questo amico e mi sono reso conto, osservandolo in tutti questi anni, di come Egli prediliga alquanto le persone umili, quelle che non si ritengono sapienti né superiori alle altre, quelle che si lasciano mettere in discussione ed infiammare dal suo amore. A queste anime, lo Spirito Santo elargisce doni immensi, i carismi, i quali sono, come mi è stato insegnato, grazie da utilizzare a vantaggio di tutta la comunità, semi destinati a portare un frutto grande e duraturo.

Quando il Padre mandò il Figlio sulla terra, quest’ultimo disse di desiderare che il fuoco, che egli era venuto a portare, fosse già acceso. Ebbene, io so che questo fuoco, oggi, è già acceso, il Paraclito è già venuto a infiammare la terra. Il problema è, semmai, lasciarsi infiammare.

E’ per questo che tutto ciò che mi importa, adesso, è chiedere al Consolatore di venire ancora nei nostri cuori, di effondere la fiamma del suo amore, di mettere fine al nostro Omer, al nostro lutto, al nostro esilio. Non possiamo vivere senz’aria e, ancor più, non possiamo vivere senza lo Spirito Santo.

A te, amico dimenticato, a te, respiro sconosciuto, io dico: Vieni!

 

Sequenza allo Spirito Santo (o Sequenza Aurea)


Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.
Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.
Consolatore perfetto,
ospite dolce dell’anima,
dolcissimo sollievo.
Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.
O luce beatissima,
invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.
Senza la tua forza,
nulla è nell’uomo,
nulla senza colpa.
Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò che è sviato.
Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.
Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna. Amen.

(dalla Liturgia di Pentecoste)

 

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