Il mio piccolo miracolo

355 pagine, 120 mila parole, 690 mila battute: questi sono i numeri del mio piccolo miracolo!

Ieri ho terminato la prima stesura del mio romanzo “primogenito” e mi sento come se avessi scalato una montagna. Molte circostanze e situazioni mi sono state avverse in questi ultimi sei mesi – il tempo che ci ho messo per scriverlo – ma non posso certo dire di essere stato solo. Non ritengo, inoltre, che la montagna scalata sia la vita, il lavoro, la crisi o qualcosa di astratto e lontano, o comunque esterno. No, la montagna sono io.

L’idea e il sogno di questo libro sono nati nel 2003, mentre mi trovavo a Buenos Aires, in Argentina, per qualche mese di stage. Ricordo ancora il pomeriggio in cui mi sono seduto al computer a scriverne la prima pagina: ascoltavo musica di Chopin, naturalmente, e vedevo già davanti a me, immaginandone i dettagli, una delle scene chiave della narrazione. Ebbene, dal 2003 quella pagina è rimasta lì da sola, abbandonata a se stessa a causa della sfiducia e della “paura di volare”, nell’archivio del mio pc, poi su un cd rom, poi ancora in una chiavetta USB (Dio mio, quante sigle di altrettanti supporti elettronici occorre ricordare oggi!), finché i miei fratelli e sorelle, compagni nel cammino della vita e della fede, non mi hanno insistentemente spinto a ritirare il mio sogno fuori dal cassetto (in cui, peraltro, sono chiuse anche altre bozze o progetti per altri romanzi).

E’ così che è nato questo blog, figlio di una forte reazione emotiva e creativa a una crisi lavorativa senza apparente soluzione.

C’è un motivo per cui ho scelto di dare 354 compagne alla pagina solitaria di quel romanzo a malapena iniziato, e non di altri con le loro differenti storie: il protagonista della storia che ho appena terminato, infatti, mi somiglia molto, caratterialmente e nelle esperienze di vita (non tutte, ovviamente). Gli ho dato una casa, una famiglia, dei rapporti saldi e meno saldi, degli amici e dei nemici; terre da esplorare, persone da incontrare e pericoli da affrontare. Alla fine di questo cammino percorso insieme, lo sento un po’ come un figlio ed è una sensazione molto strana, per uno che non è sposato e non ha bambini. Soprattutto, però, c’era un messaggio che volevo trasmettere a chi leggerà (se un giorno questo sara possibile) il libro e volevo che tale messaggio fosse ornato e abbellito con tutte le cose che conosco, che ho studiato, che ho vissuto, sperimentato, amato ed odiato; con tutto me stesso, in pratica.

Domani inizierò una revisione completa (quella che si chiama seconda stesura), il che vuol dire che molta strada rimane ancora da fare. Per quella già compiuta, tuttavia, desidero ringraziare le persone che mi hanno sostenuto e aiutato e continuano ad essere costantemente presenti nella mia vita: grazie a Dio e grazie a loro ho potuto combattere questa mia battaglia contro me stesso e vincere. So che la parte più difficile forse deve ancora venire, tuttavia, per quanto mi riguarda, la strada, d’ora in poi, è in discesa.

A tutti voglio dedicare, oggi, uno stupendo gospel che, tradotto in italiano, suonerebbe più o meno così:

Perché mai dovrei sentirmi scoraggiato?

Perché dovrebbero calare le tenebre sulla mia vita?

Perché il mio cuore dovrebbe sentirsi abbandonato,

Lontano da casa e dal paradiso?

Quando Gesù è con me

E’ lui il mio amico più fedele

Lui mi guarda dal cielo

E veglia su di me

So che mi guarda dal cielo

E veglia su di me

Canto perché sono felice

Canto perché sono libero

Perché so che, dal cielo,

Lui veglia su di me

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