L’altra guancia

“La sconfitta”, di Walter Bongiorni

Quante volte, nella mia vita, avrò porto l’altra guancia? Forse troppe, forse troppo poche, non saprei dirlo. Quel che so, invece, è che mi viene da ridere nel pensare a me stesso come a uno che si arrende, a uno che accetta l’ingiustizia, i soprusi e l’inganno con grazia e dignità, quasi godendo nel farmi recare un danno; riconosco, al contrario, di avere un’indole tutt’altro che pacifica, un carattere iracondo e orgoglioso, permaloso e rancoroso, una memoria fin troppo lunga sul male ricevuto ed eccessivamente corta per ciò che riguarda il bene. In sostanza, prima di porgere l’altra guancia devo ingoiare un sacco di rospi.

Perché lo faccio, allora? E’ presto detto: in primo luogo, per obbedienza; poi, perché so che, in fondo, mi conviene: a lungo termine, non sono mai uscito sconfitto dopo aver lasciato che i miei nemici fossero convinti di avere la meglio su di me. Ho visto che è il modo migliore per vincere il male.

Come lo faccio? Di certo, non lasciando che chi mi percuote lo faccia sentendomi dire “peace and love“, né godendo del male che ricevo. Non sono mica un sadico! No, io ho un altro metodo, mi ispiro al profeta Isaia (cap. 50, vers. 7)  e, ovviamente, a Gesù, il mio Maestro:

Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto confuso,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare deluso.

Io so di non restare deluso, ho visto che il Signore Dio mi assiste. Per questo, nonostante il turbinio di emozioni negative che sconvolge il mio animo quando subisco un torto, nonostante la rabbia, nonostante l’orgoglio, rendo la mia faccia dura come pietra e soltanto allora, dopo che essa ha assunto la durezza della roccia, porgo l’altra guancia. Non è un ammettere la sconfitta; non è una resa né un segno di debolezza. E’, piuttosto, rimettere la mia causa nelle mani del mio Avvocato celeste, che, a differenza di me, è davvero in grado di occuparsene, lasciando a lui la giustizia e il buon esito della contesa, il che non vuol dire che il mio nemico debba per forza pagare o essere punito, ma neanche il contrario: semplicemente, lascio che sia qualcun altro a decidere che cosa sia meglio per me e per lui e sono sicuro che, almeno per quanto mi riguarda, le cose andranno per il meglio, anzi, vanno già per il meglio se, al danno per il torto ricevuto, io non vado ad aggiungere il rancore, l’odio, la voglia di vendetta, sentimenti che possono distruggere il cuore di un uomo, il mio cuore.

Avere una faccia dura come la pietra vuol dire disporre non soltanto di un’altra, ma di infinite altre guance da porgere, di infinite vite ed opportunità per ricominciare, di infinite corone di vittoria da raccogliere perché, come continua il profeta Isaia (versi 8-10):

È vicino chi mi rende giustizia;
chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci.
Chi mi accusa?
Si avvicini a me.

Ecco, il Signore Dio mi assiste:
chi mi dichiarerà colpevole?
Ecco, come una veste si logorano tutti,
la tignola li divora.

Se la mia faccia è dura come la pietra, ogni volta che il male si abbatterà su di essa si spaccherà, si frantumerà, si ridurrà in mille pezzi. Il male. E chi mi percuote, invece? E il nemico, l’uomo che mi schiaffeggia? Beh, lui potrà sempre redimersi, così come io potrò redimermi quando sarò io a fargli un torto. Dopotutto, la più grande vittoria di Dio – nonché il più grande successo per un uomo – non è che un altro uomo muoia e paghi per i suoi errori, ma che questi si converta e viva, che, dopo essere stato vinto dalla superiorità morale della Misericordia sulla giustizia, ritorni alla pace, quella vera, senza compromessi, senza ulteriori rivendicazioni, senza rancori.

So che il Signore mi assiste e non rimarrò deluso. In questo mi viene in aiuto un verbo greco: οῖδα (oida). Questo termine ha due significati: “ho visto” e “so”. In effetti, esso rende un concetto fondamentale, quello di conoscere una verità, un fatto, dopo averli sperimentati. Per me è proprio così. In tante situazioni della mia vita ho visto, e quindi so, che non sono solo, che non resterò deluso, che la mia vittoria futura sarà molto più grande dell’apparente sconfitta presente. E’ questo che rende la mia faccia dura come pietra.

Io non solo credo, non solo spero, ma so. Per questo motivo, ho una riserva davvero inesauribile di altre guance da porgere.

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