La “sala rigeneratoria”

12 settembre dell’anno 3012

Il comandante August Sinner passeggia da solo sul ponte H della “Urbs”, l’astronave affidatagli dal Supremo Comando Spaziale. La nave è ferma da un mese intorno al pianeta Modlitebna, nel terzo settore della galassia di Kostel.

Sinner ama quel particolare ponte della sua astronave. I suoi compagni, almeno quelli che, come lui, vengono dalla Terra, chiamano quel lungo corridoio a vetrate, che si apre sulle stelle e le costellazioni, “Ponte dei sospiri”, proprio come quello di Venezia, la mitica città sprofondata nella laguna quasi cinquecento anni prima, per le intense sensazioni provate da chi lo percorre. Si dice che, se la Urbs ha un’anima, quel ponte ne sia il cuore, la cassa di risonanza per ogni emozione che, per coloro che passeggiano sull’H, risulta essere enormemente più forte, fisicamente percepibile, quasi soffocante. Si dà il caso che oggi, per il comandante, quel sentimento sia il misto di nostalgia, solitudine e smarrimento che, a bordo, tutti hanno soprannominato “sinneria”, giacché il più alto ufficiale in grado sembra soffrirne più degli altri.

Il carattere di August è particolare: talvolta scherzoso, allegro e brillante, talaltra serio ed introverso. I numerosi viaggi interplanetari, la nostalgia di casa, la mancanza di una compagna hanno contribuito a renderlo estremamente volubile e fragile, ipersensibile, esageratamente riflessivo ed emotivo, come non dovrebbe esserlo un uomo del suo rango. Molti, infatti, sostengono che questo sia il motivo per cui, dopo tanti anni di servizio, questo comandante famoso per la sua abilità e per la sua reputazione non sia avanzato più di tanto nel cursus honorum della carriera all’interno del Comando Spaziale, ma, al contrario, venga lasciato a bordo di una nave in missione nell’angolo più remoto e meno esplorato dell’universo. Sinner conosce bene tali voci ed è ben lungi dall’esserne immune. Fa finta di ignorarle e tuttavia, quando si trova da solo, nella sua cabina, ci pensa continuamente fin quasi ad impazzire.

Adesso, contemplando la nebulosa di Trójca e gli anelli di Matki Bożej, il comandante non può fare a meno di ripercorrere tutta la propria vita e di sentirsi sempre più oppresso, quasi il peso degli anni gli venisse caricato sulle spalle come una croce che non è in grado di portare. Sta fermo nello stesso punto da ore, incapace di andare avanti o indietro, gli occhi fissi nel vuoto. Oggi non se l’è sentita di recarsi, come ogni giorno di buon mattino, nella cabina di comando, a dare istruzioni e a dirigere le operazioni, ad occuparsi dell’ordinaria amministrazione e delle responsabilità del suo ruolo. Niente videoconferenze intergalattiche con i triumviri del Comando, nessuna interazione con i compagni, rifiuto totale per qualunque tipo di attività che presupponga l’uscire dal guscio di protezione che ha eretto intorno alla sua persona. Ha paura, si sente indifeso, teme complotti da chiunque e persino i suoi migliori amici a bordo gli appaiono ora come potenziali fonti di sofferenza e dolore, incapaci, secondo lui, di ascoltarlo, di capirlo.

Le ore passano e il peso aumenta fino a diventare insostenibile, ma Sinner non si muove. Il suo corpo statuario sembra cementificato, ancorato al pavimento del Ponte dei sospiri. Si potrebbe pensare che sia morto o, ancora, che si trovi in una sorta di apnea catatonica, se non fosse che, dai suoi occhi, cominciano a scorrere, prima timidamente, poi copiosamente, lacrime che gli irrigano il volto pallido e contratto per via dell’immane sforzo nel resistere ai sentimenti che lo tormentano.

All’improvviso, in fondo al corridoio, nella parte che dà sugli alloggi degli ufficiali, una porta si apre: è Mornon, il suo intimo amico, custode di tutti i suoi segreti. E’ in uniforme, segno che il suo turno sta iniziando. Augustus lo guarda di sbieco, quasi ignorandolo. Non vuole parlare con nessuno, desidera soltanto essere lasciato in pace, benché, nel più profondo della sua anima, la luce che egli vede negli occhi del suo amico lo faccia gridare dentro e sperare che Mornon, il quale lo conosce ormai da anni, non aspetti che il comandante risponda al suo saluto o gli vada incontro, bensì comprenda quale lotta interiore stia avvenendo nel cuore di lui e vada ad abbracciarlo e a scrollargli di dosso quel torpore che lo attanaglia.

Invece no. Ma sì, che vada al diavolo anche lui! – mormora Sinner nel momento in cui Mornon entra nel suo specialissimo ufficio, la “sala rigeneratoria”. Da qualche anno, tutte le navi del Comando ne sono dotate e il Coefficiente Lordo di Felicità, che misura il livello di benessere degli ufficiali e di tutto il personale a bordo, è aumentato di diversi punti percentuali, arrivando quasi a triplicare. Mornon è, appunto, l’ufficiale rigeneratorio della nave Urbs ed è diverso da tutti gli altri uomini e donne di questa grande città spaziale: pur indossando una divisa simile a quella del resto del personale, delle fascette rossastre laterali e una spilla dorata a forma di cuore con intorno delle fiamme stilizzate, appuntata sul petto insieme al suo badge, lo rendono facilmente riconoscibile a chiunque.

Di per sé, ciò che avviene nella sala rigeneratoria ha l’apparenza di una semplice chiacchierata, ma in realtà, inspiegabilmente, ogni volta che Sinner o chiunque altro vi entri, qualcosa di prodigioso accade: si ha la sensazione di essere riconciliati con l’universo intero e persino il pianeta Modlitebna, la galassia di Kostel, la nebulosa di Trójca e gli anelli di Matki Bożej, tutto sembra a misura d’uomo, come se fosse stato messo là per compiacere gli occhi della persona che esce dalla piccola stanza dove opera Mornon.

Pur essendo Augustus un uomo di grande raziocinio, egli non riesce a tradurre in parole ciò che ha luogo dentro di lui quand’è in quella sala. Un profumo di muschio bianco sembra avvolgere ogni cosa come l’abbraccio di una madre, di un padre o di un amico; la patria, le mogli e i figli lasciati a casa, la nostalgia per chi non c’è più di certo non scompaiono, ma è come se si fondessero con un senso di appagamento e di pace; si è perdonati, si perdona e ci si perdona, nella sala rigeneratoria, e si ha la sensazione di ricominciare a vivere dopo un lungo periodo di letargo, anche quando l’ultima rigenerazione è avvenuta pochi giorni prima. E’ per questo motivo che, ormai, Sinner e tutto il personale di bordo chiamano Mornon “mamma gatta”, perché – dicono tutti – se è vero che i gatti hanno nove vite, l’ufficiale rigeneratorio fa sentire ognuno come un gatto che ha infinite vite a disposizione e infinite possibilità – tante quante sono le volte in cui si entra ed esce dalla sua sala – di riparare ai propri errori, di chiedere e ottenere perdono, di non perdere nessuno dei propri cari.

Sinner è ancora là, davanti alla vetrata, a lottare contro i propri demoni. La piccola luce verde sulla porta dell’ufficio di Mornon si è accesa e la porta è rimasta aperta: il suo amico lo aspetta. Una forza irresistibile gli scorre nelle gambe e lo fa correre rapidamente nella sala. Chiude l’uscio dietro di sé mentre la luce all’esterno cambia colore, divenendo rossa. Augustus rimane dentro per minuti che gli sembrano ore. Nessuno sa che cosa dica al suo amico, né che cosa quest’ultimo gli risponda. Gli ufficiali come Mornon hanno, infatti, il vincolo del “segreto rigeneratorio”. Nondimeno, quando il comandante esce, il suo volto è disteso e sereno, una nuova luce brilla nei suoi occhi e ha voglia di abbracciare ogni persona che incontra. Non che i problemi siano scomparsi, non che il dolore e la nostalgia siano cancellate o i torti subiti del tutto dimenticati. No, Sinner sa che è qualcosa di diverso: ora è tutto dove dovrebbe essere e come dovrebbe essere, tutto ha un senso, o, almeno, lo avrà fino alla prossima seduta.

Augustus si sente nuovamente bambino e si rivede nelle strade della sua città, laggiù, sulla Terra, a migliaia di anni luce di distanza, innocente eppure già piagato da qualcosa che non sa definire, mentre corre ed entra in una sala rigeneratoria più piccola e meno tecnologica di questa, ma altrettanto cara al suo cuore. Sono passati anni e quasi non riesce a ricordare tutti i particolari di quel cubicolo così vicino a casa dei suoi genitori. Là, sul suo pianeta, questo tipo di costruzione non porta lo stesso nome che le è stato attribuito sulle navi del Comando Spaziale, però non gli sovviene e, con sgomento, si chiede come sia possibile per lui, che ha una memoria di ferro, aver dimenticato qualcosa di così importante. Si sforza, dunque, di ricordare, ma niente.

Ancora una volta, deve ricorrere a Mornon e questi, da bravo ufficiale rigeneratorio e da buon amico, gli ricorda ciò che, in realtà, fa parte di lui, gli ricorda chi è: quel posto dove andava a rigenerarsi da bambino, vicino a casa sua, sulla Terra, laggiù si chiama confessionale e tuttavia, sia in questa che in quella parte dell’universo, la sua funzione è la stessa, ovvero riconciliare tutti i Sinner con la propria vita, con il proprio Creatore, con se stessi ed i propri amici.

Il comandante, commosso, abbraccia il suo amico e lo saluta. Torna al suo lavoro e lascia Mornon alla sua missione di aiutare altri a rigenerarsi.

Dedicato a P. Maurizio, con affetto e gratitudine

 

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