La finestra

I sensi sono le finestre dell’anima (S. Tommaso D’Aquino)

Percezione. Impressione. Sensazione. Stupore. Errore. Delusione. Diletto. Godimento. Dolore. Freddo. Caldo. Brividi di piacere o di paura.

Sin da bambini, sperimentiamo il mondo intorno a noi tramite i nostri sensi. Essi sono talmente importanti da essere considerati, da alcuni – tendenzialmente da tutti gli esseri umani – come la causa ed il fine ultimi dell’esistenza. Il loro appagamento diviene lo scopo della vita e il loro mancato soddisfacimento porta alla convinzione di averla totalmente sprecata. Non siamo felici se non ci sentiamo appagati; neghiamo di essere amati nel momento in cui non siamo in grado, anche per i nostri limiti, di percepire l’affetto di chi ci circonda; un brutto periodo, una delusione, una ferita sarebbero capaci di farci persino credere che non esista più la musica – giacché essa non sembra suonare più per noi – e che siamo rimasti soli in un universo vuoto e privo di bellezza, senza uomini, senza vita, senza Dio.

Il fatto è che, pur se è vero che i sensi sono finestre dell’anima sul mondo, è altrettanto vero che il mondo è decisamente più grande e complesso di quanto non possiamo percepire da una finestra. Si può forse comprendere la vastità del mare da un piccolo buco di un metro quadrato? Qualcuno è mai stato in grado di definire l’immensità dell’universo tramite un semplice telescopio? Possiamo dire di capire fino in fondo un amico, una donna, un padre, una madre soltanto con un abbraccio e, allo stesso modo, possiamo affermare di sentirci completamente capiti solamente con uno sguardo, una parola, un amplesso?

La verità è che il cuore è ingannevole più di ogni cosa proprio perché i sensi sono ingannevoli e in grado di riportarci solo una piccola parte della realtà. Anzi, a volte essi divengono una barriera tra noi e la realtà stessa, impedendoci di conoscerla, tanto che, pur riuscendo a toccarla, a vederla, ad udirla, a gustarla e ad odorarla, ci scopriamo più ciechi e sordi di chi è fisicamente privo di tali capacità cognitive. Siamo insensibili non perché non sentiamo, anzi, a volte sentiamo eccome, anche troppo! Siamo insensibili perché non comprendiamo il Senso di quanto avviene intorno a noi, dentro di noi, quando c’è ancora amore, c’è ancora musica, c’è ancora bellezza, c’è ancora Dio. Tuttavia, spesso basta un po’ di nebbia davanti a quelle piccole finestre sul mondo esterno, un po’ di fumo di troppo, i vetri appannati, la pioggia e la neve che cadono fitte e rendono il paesaggio quasi indistinguibile, i colori smorti: allora tutto cessa di esistere e il cuore, quasi impazzito, non è più capace di interpretare i segnali che arrivano confusi dai nostri occhi velati, dalle mani infreddolite e dalle orecchie turate.

Non sarà, forse, che abbiamo bisogno di un Senso più grande per ricordare a noi stessi che la realtà va molto oltre ciò che noi crediamo? Non sarà, forse, che, da esseri spirituali, eterni, immensamente più grandi di tutto quanto esiste intorno a noi, eppure prostrati, mortificati, umiliati da una fisicità che ci rende dei puntini nell’universo, non ci occorre qualcosa che ci restituisca la nostra dignità e la consapevolezza della nostra vera natura, della reale importanza della nostra vita di persone create, in anima e corpo, ad immagine del Dio vivente?

I sensi, i desideri, i bisogni, le necessità del nostro corpo sono legittimi e santi, se governati dal Senso supremo, l’ago della bilancia, la spinta che ci permette di andare oltre le finestre per uscire, correre fuori, in alto, per guardare il mare dalla cima di una montagna e non più da uno spioncino, attraverso vetri appannati e tende consumate.

Siamo così, umani e divini, costantemente in bilico per via della complessità della nostra natura, della grandezza del nostro essere, tra l’edonismo di un mondo concentrato solamente su ciò che materiale ed immediatamente appagante e il desiderio, altrettanto perverso, di annichilire tutto ciò che è corporeo, piacevole ai sensi, razionale. Eppure, come modello supremo avremmo un Dio che, da puro spirito, si è fatto carne ed ha abitato in mezzo a noi assumendo in toto la nostra natura, elevandone il rango, divinizzandola e umanizzando, allo stesso tempo, ciò che è celeste e non terreno.

Abbiamo bisogno dei sensi e del Senso, e in più ci occorrono fede e fiducia in Lui, nelle Sue parole, nella sua ispirazione perché, con Cristo e il suo Spirito nei nostri cuori, possiamo, come dice San Paolo (Efesini 3, 14), “radicati e fondati nell’amore, comprendere, con tutto il popolo di Dio, quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo, che sorpassa ogni conoscenza” ed essere, così, pieni di tutta la ricchezza di Dio.

La vera felicità, il vero amore, la vera comprensione e la vera comunione vanno al di là di ciò che è sensibile, pur non prescindendo da esso, ed è per fede che si crede di essere amati, anche quando non lo si sente, che si è convinti di essere un dono per gli altri, anche quando si pensa di essere spazzatura. E’ per grazia di Dio e per il dono del Suo Spirito che siamo messi in condizione di conoscere la Verità su noi stessi e su tutto il creato e di non credere alle accuse maligne di chi complotta contro di noi.

Amo la mia piccola finestra dell’anima, il mio primo contatto con la realtà, lo strumento del desiderio e della voglia di conoscere e gustare ciò che è bello, ma so bene di dover forzare quel varco non sempre aperto e non sempre affidabile per poter uscire e respirare l’aria fresca del mare, così apparentemente grande e vasto, spaventoso, selvaggio, eppure così infinitamente più piccolo di me, figlio di Colui che l’ha creato.

 

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