Bernadette

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Di ritorno dal tuo paesino, ho deciso di scrivere a te, Bernadette, le prime righe di questo nuovo anno lavorativo che sta per iniziare.

L’anno scorso avevo dedicato a Lourdes un breve scritto, in cui esaltavo il paradosso che questo luogo, che definivo “Il regno degli ultimi divenuti primi”, costituisce rispetto alla città degli uomini. Non avevo, tuttavia, detto nulla riguardo a te e me ne pento: non è possibile comprendere nulla delle apparizioni mariane avvenute a Lourdes senza conoscere te, Bernadette, senza provare a vedere ogni cosa con i tuoi occhi, gli occhi che hanno visto la Signora.

Tutto ciò che ho scritto allora è senz’altro vero, ma ho avuto il timore di scandalizzare i lettori con le mie sensazioni, le mie tentazioni e le mie fatiche durante i quattro pellegrinaggi che ho finora compiuto nel tuo villaggio. Credo, però, che con te potrò essere sincero, considerando che tu stessa hai scandalizzato, davanti alla grotta dove la Vergine ti appariva, molti benpensanti, specie quando, in presenza di una pia signora che avevi accompagnato in quel luogo, ti sei buttata per terra, su un sasso, in modo ben poco educato, e per di più dicendo “ah, come sono stanca!”. Sai, anch’io ho agito e parlato nello stesso modo, a Lourdes, vergognandomi di non essere all’altezza della situazione, di dovere, in qualche modo, dare agli altri la parvenza di uno che sa di poter dare qualcosa a Dio, quando non è così.

Di ritorno dalla tua cittadina ai piedi dei Pirenei, mi interrogo ogni anno su quello che ho fatto e su come l’ho fatto: sarò sembrato allegro, felice, cortese con i malati che ho accompagnato e con i miei compagni di pellegrinaggio? Nella gara di santità e di bontà che spesso rischia di contaminare lo spirito di penitenza che a te ed a noi è stato richiesto dalla Madre di Dio, a quale posto mi sarò classificato, come sarò stato valutato?

Quante volte ho lasciato che queste ed altre tentazioni mi avvelenassero il cuore! Quante volte, obbligato dal personaggio che mi sono trovato ad interpretare e che solo in parte mi assomiglia – l’uomo ipercritico, mai contento, sempre insoddisfatto di se stesso e di chi lo circonda – ho lasciato credere che il mistero della tua vita, Bernadette, non mi interessasse, così come le storie delle persone che incontravo e gli sguardi dei miei compagni di pellegrinaggio!

Sapevo di non essere e di non apparire come un santo, un lavoratore indefesso e un instancabile servitore dei più deboli (mi chiedo ancora se ci sia qualcuno più debole e fragile di me, almeno spiritualmente): questo mi infastidiva enormemente e dunque schernivo gli altri e me stesso, prima ancora di essere irriso a mia volta (cosa che non avrei sopportato) e facevo sì che si pensasse che non me ne fregava nulla.

Finché non ho ripensato a te, o meglio, finché non sono stato costretto, da chi tiene davvero a me, a ripensare a te, a rileggere le tue parole, a meditare i tuoi pensieri.

Ti definivi la scopa che Maria ha usato per un po’ e che poi è stata da lei abbandonata in un ripostiglio e, in effetti, la tua storia può sembrare un fallimento, da un punto di vista umano: ragazzina ignorante, bruttina e rachitica, hai avuto il tuo breve momento di gloria nel momento in cui la Vergine ti è apparsa e ti ha scelta. Tutti, allora, ti cercavano, volevano incontrarti, ti offrivano devozione e denaro che tu, sistematicamente, rifiutavi.

Amavi dire che, se vi fosse stata una persona più inutile di te, Maria si sarebbe rivolta a lei, ma sapevi che, al mondo, non vi era nessuno meno importante di te.

Hai vissuto anni ed anni, quando la gloria e le consolazioni celesti erano troppo presto passate, da sola, nella sofferenza e nell’oblio, e sei morta, consumata dalla malattia e dal dolore, a soli 34 anni, senza aver dato al mondo ciò che tutti noi sogniamo di dare e senza aver da esso ricevuto le cose che tutti noi ci sforziamo di ottenere.

Come ci si può recare in pellegrinaggio a Lourdes senza riflettere su questo? Come si può pensare di voler essere utili, santi e di poter dare qualcosa a Dio, quando tu, nella tua vita, non hai fatto altro che gridare la tua inutilità?

Lo ammetto: scarrozzare persone ammalate su e giù per pendii e strade sovraffollate è per me quanto di più faticoso esista; sopportare la smania di confronto con gli altri mi è penoso; accettare di non essere per nulla all’altezza della situazione è doloroso; apparire un fallito è inaccettabile. Nondimeno, per te ammettere i tuoi fallimenti è stato non solo naturale, ma doveroso. Volevi che si capisse da chi veniva la grazia e che non vi fosse dubbio che la fonte non eri tu.

Dopo tanti anni, quindi, ammetto, con me stesso e con te, che andare a Lourdes non è per me affatto facile. Pur essendo quello un luogo di grazia, rimane pur sempre il posto in cui si concentrano tutte le cose che una persona schematica e attaccata a degli ideali di perfezione, come io sono, detesta: confusione, chiacchiericcio, voci stonate che cantano melodie ancor più inascoltabili, ore e ore di viaggio nella scomodità, difficoltà di concentrazione nella preghiera, pochi luoghi silenziosi in cui rifugiarsi, prove e tentazioni continue per chi, come me, vuole primeggiare e sa che lì non può farlo.

Il bello è che non per soddisfazione personale ci si dovrebbe recare alla grotta di Massabielle, ed io lo sapevo. La Vergine ha chiesto di andare lì in processione, per pregare e fare penitenza, penitenza, penitenza! Perché, dunque, mi sono sempre ostinato ad apparire quello che non sono?

Come ho detto ad alcuni amici, tuttavia, quest’anno ho imparato qualcosa: Maria è madre di tutti, ma sceglie coloro che hanno preso consapevolezza di non essere in grado di offrire nulla a Dio, proprio come tu, Bernadette, hai sempre dimostrato di essere.

Tutti noi siamo piccoli, deboli, eppure, se ci lasciamo guidare da Dio, se ci abbandoniamo alla sua volontà, possiamo divenire grandi, santi, perfetti, nella pur totale imperfezione. Ed io ho capito questo: non posso proprio permettermi di pensare di avere qualcosa di degno, di importante e di utile di fronte all’immensità del mio Creatore. Proprio per tale motivo, ho però provato una grande pace, la pace di chi sa di poter rimettere ogni cosa nelle mani del Padre e del Figlio, per intercessione della Madre.

Si diventa forse più buoni o migliori cristiani perché si spinge la sedia a rotelle di qualcuno che non si conosce o perché si accudisce un malato meglio di chi lo fa per mestiere o per vocazione? Si è forse più discepoli di Cristo per aver compiuto delle prestazioni o perché si prende la propria croce ogni giorno e ci si scopre più piccoli di chiunque altro al cospetto di Lui? Le opere, senza la fede in Colui che ci dà di compierne di più grandi rispetto a quelle che Egli stesso ha compiuto, rischiano di perdere tutto il loro significato, pur rimanendo oggettivamente belle ed utili.

In sostanza, la grazia che io ho avuto di fronte alla grotta dove ti è apparsa la Madre di Dio, cara Bernadette, è il sollievo che deriva dalla consapevolezza di poter amarla anch’io, pur indegnamente, di poter tornare là anche a mani vuote, di non dover fingere di essere qualcun altro e di potervi rimanere, nonostante le accuse mosse dalle mille voci dentro di me che mi spingono a fuggire il più lontano possibile perché non santo, non perfetto, non buono.

Chi, tuttavia, ha bisogno di dover essere buono se sa che la bontà viene solo da Dio? Chi si ostinerebbe a continuare a saltare per arrivare in alto, dove a nessun uomo è dato giungere con le proprie forze, quando ha la certezza che ci sarà un Padre che lo prenderà in braccio e lo condurrà ben oltre le stelle?

Per queste ragioni tornerò a Lourdes: penitenza, preghiera per i miei peccati e per quelli altrui, servizio – non importa se poco utile o poco “performante” – e comunione con i miei fratelli e sorelle. Non mi è stato richiesto altro. Vi è anche un’altra ragione, altrettanto valida: le porte di Lourdes e le braccia di Maria sono aperte per i figli poveri, peccatori, malati, bisognosi. Io sono tutte queste cose.

Dunque, Lourdes è anche casa mia!

 

Lettura consigliata:

“Bernadette vi parla. La vita dalle sue parole”, di Réné Laurentin

 

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3 thoughts on “Bernadette

  1. Pingback: Decapante (04/09/2016) | Cinque Passi al Mistero

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