“L’assassino di mio fratello”: intervista all’autore

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– Scrittore per passione, professione nella vita? Devo dire che attualmente sto cercando di far divenire la scrittura anche una professione. Infatti, ho iniziato a frequentare una scuola di narrativa di Roma, la Scuola Omero, e mi sto dedicando con passione e fatica al mio secondo romanzo. Lavoro, invece, presso la Pontificia Università Gregoriana, dove mi occupo di amministrazione, comunicazione, archivistica e rapporti con il pubblico, specie quello di lingua non italiana.

– Parliamo del libro in uscita… lo descriva con tre aggettivi. Profondo. Personale. Positivo.

– Un buon motivo per leggere il libro? Il libro costituisce essenzialmente un viaggio, il viaggio del protagonista fuori e dentro di sé. Ognuno di noi è costretto, prima o poi, a uscire un po’ da se stesso per guardarsi meglio, capire che cosa c’è che non va, aver voglia di ritornare a casa per darle una sistemata. In più, vi sono nel romanzo tantissimi richiami storici e la descrizione di paesaggi meravigliosi che il lettore può visitare attraverso i miei occhi, le mie parole e le pagine che scrivo.

– Qual è il suo lettore ideale? Il mio lettore ideale è colui che è disposto a lasciarsi guidare dall’autore, a farsi prendere per mano e condurre sui sentieri della fantasia ma anche della storia, dei luoghi, dei paesaggi, dei sentimenti del protagonista del mio romanzo. Devo comunque dire che qualunque libro, a mio parere, può essere letto a diversi livelli e può rappresentare qualcosa di diverso per ogni persona che lo legge. Questo è ciò che amo di più della letteratura e dell’arte in genere: ogni opera, ogni brano musicale, ogni quadro, ogni scultura va ben al di là delle intenzioni dell’autore, dell’artista che li crea e li compone. Un libro è, per il suo autore, come un figlio che somiglia sì a suo padre e, tuttavia, cresce autonomamente, si sviluppa e segue un proprio cammino indipendente, sfuggendo al controllo di chi l’ha prodotto e imparando a volare da solo. Sogno che il mio romanzo sia proprio così: che voli ed entri nel cuore di ogni lettore e, per ognuno, possa rappresentare quantomeno un bel ricordo, una piccola oasi nella fatica della quotidianità.

– Quando è arrivata l’ispirazione per la scrittura del testo? Per questo testo, in particolare, l’ispirazione è arrivata nel 2003. Mi trovavo, a quell’epoca, a Buenos Aires per qualche mese, svolgevo lì uno stage al consolato italiano, subito dopo la laurea. Un pomeriggio mi sentivo un po’ solo e avevo molta nostalgia di casa, mi sono seduto al computer, mentre ascoltavo un notturno di Chopin, e ho immaginato una scena. Poi ho scritto la prima pagina e l’ho abbandonata lì, in una cartella, per ben nove anni, finché alcuni cari amici mi hanno spinto a tirar fuori dal cassetto appunti, ricordi e ispirazioni che avevo messo da parte nel corso del tempo.

– Quanti manoscritti ha ancora nel “cassetto”? Almeno tre o quattro. Sono già a metà del secondo romanzo e spero di poterlo terminare per la fine dell’anno. Ovviamente, spero che possa essere pubblicato anche questo.

– Il prossimo libro parlerà di…? Donne. Una donna, in particolare; una figura complessa, estremamente volubile ma, allo stesso tempo, forte, sensuale, indomabile come un’onda del mare che travolge qualunque cosa trovi sul suo cammino ma che, alla fine, è destinata a infrangersi su una scogliera. Ed è allora che sarà costretta a fare i conti con se stessa e la sua vita le chiederà il conto. Dopotutto, i forti contrasti dell’animo umano e la crescita che questo provoca in un personaggio sono alla base di ogni romanzo che si rispetti. Non amo i personaggi semplici, buoni o cattivi senza forti conflitti interiori. Non mi appassionano le figure grigie.

– Se potesse fuggire su un’isola deserta… Non si può chiedere a uno scrittore e a un artista in generale di fuggire su un’isola deserta… La vita, le persone, le gioie e i dolori di ogni giorno sono l’ispirazione che permette la nascita di ogni buon libro. Vivere – e vivere insieme agli altri – è indispensabile per essere uomini ed artisti.

– Quali sono le passioni della sua vita oltre alla scrittura? La musica, innanzitutto. Ho studiato il pianoforte per molti anni e mi ritengo prima di ogni altra cosa un musicista, anche se non ho fatto del piano la mia professione. Tuttavia, la musica è presente ogni giorno nella mia vita: la ascolto, la percepisco in ogni cosa, si trasforma in parole, in pensieri, in pagine ed è, credo, un filtro attraverso il quale percepisco la realtà. Ogni cosa è mediata dalla musica ed essa è la mia ispirazione anche quando scrivo.
Adoro l’amicizia e gli amici che ho, sono molto grato per questa benedizione e cerco di passare più tempo che posso con ognuno di loro. Sono coinvolto in tantissime attività legate alla parrocchia di cui faccio parte e ai miei interessi in ambito storico, musicale, politico e filologico. Ho studiato Scienze politiche, specializzandomi in storia, lingue e culture dei Paesi arabi e di Israele e continuo ad approfondire tematiche legate a quest’area del mondo, a volte anche tenendo conferenze in diversi circoli culturali e collaborando con riviste specializzate del settore. Mi piace molto viaggiare e accompagnare le persone nei luoghi che conosco e ho studiato, cercando di trasmettere loro la mia passione per quei posti. Gioco a tennis e amo particolarmente la buona cucina italiana e le cene in famiglia e con amici.

– Il suo modello d’ispirazione… Da un punto di vista letterario, sicuramente C.S. Lewis, ma anche scrittori come gli israeliani Avraham B. Yehoshua (senza dubbio il mio preferito), Amos Oz e Sami Michael. La letteratura israeliana è certamente la mia favorita. Ultimamente, per il mio secondo romanzo, cerco di ispirarmi anche a Tolstoj, un maestro nella caratterizzazione dei personaggi. Trovo, inoltre, che nessuno scrittore occidentale possa prescindere da quella che è l’opera più bella che sia mai stata scritta: la Bibbia. Ovviamente, mi sono particolarmente cari anche i classici greci e latini, la mitologia e la letteratura italiana, sacra e profana, e francese. Umanamente e spiritualmente, ho un unico modello: Gesù.

– Consigli di lettura… Senza dubbio Lewis e gli israeliani che ho già citato, la Bibbia, Omero, Manzoni, ma anche ottimi autori arabi come Najib Mahfouz.

Questionario Holden

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