Il posto mio

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Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto (Giovanni 14, 1-2)

Capita anche a voi di pensare di non sentirvi al vostro posto? Di realizzare, dopo tanti anni di sforzi, di sacrifici, di lotte per essere il figlio perfetto, l’amico perfetto, il padre, la madre o il fratello perfetto, che invece no, non lo siete affatto? Di punto in bianco, parlate con chi avete di più caro in questo mondo, gli svelate le vostre più intime emozioni, i sogni che avevate e avete tuttora e pure ciò a cui avete rinunciato… E che cosa vedete, negli occhi dell’essere tanto amato con cui vi siete aperti, denudati, compromessi? Nient’altro che incomprensione! No, non dico indifferenza, ingratitudine, menefreghismo, non è qualcosa per cui quella persona andrebbe biasimata e questo, tuttavia, non vi consola. Perché forse avreste preferito ricevere una pugnalata, avreste magari scelto, piuttosto che la distanza abissale di cui avete dolorosamente sperimentato l’esistenza tra voi e le persone che vi sono più care (incluse quelle che sono “carne della vostra carne e osso delle vostre ossa”), vedere nei loro occhi odio, disprezzo, qualunque cosa, ma non il vuoto che avete contemplato. E qui sto parlando non solo di qualcosa che mi sono reso conto di aver subito, bensì di qualcosa che ho provocato io ad alcuni proprio – ironia della sorte – nello stesso tempo in cui altri lo provocavano a me. E’ un circolo vizioso, una spirale di non senso nella quale cadiamo tutti prima o poi, perché è il nostro destino, perché ce l’abbiamo scritto dentro, perché ogni singola cellula del nostro corpo ed ogni parte della nostra anima ce lo grida da che abbiamo consapevolezza di noi stessi: non siamo di questo mondo. Come mai, dunque, ci sforziamo tanto di appartenergli e di piacergli, a questo mondo che ci respinge, è un mistero, un’antinomia.

Mi trovo qui, a mezzanotte, a ridere di me stesso perché sono trentacinque anni suonati, quasi trentasei, che, come un innamorato non corrisposto, corteggio la stessa donna, faccio di tutto per cercare di attirare la sua attenzione, di farmi guardare, di colpirla e lei niente, gira lo sguardo dall’altra parte e va per la sua strada. Io, ostinato, non mi arrendo, le vado dietro, cambio abiti, pettinatura, profumo, modo di parlare, di camminare, faccio qualunque cosa per lei, pur sapendo, dentro di me, che non le piacerò mai. Sarei disposto a dare la vita per un’occhiata, una sola occhiata da parte sua e c’è da ringraziare davvero Dio che la vita, in fondo, io non l’abbia mai davvero data fino in fondo, altrimenti non sarei qui a scriverne.

Questa donna, almeno nel mio caso, è il mondo, e con la parola mondo non intendo solamente quelle cose cattive e “mondane”, appunto, cui i bacchettoni come me sono soliti pensare quando ci si riferisce a quest’argomento; no, con tale termine considero anche e soprattutto quei doni preziosi, bellissimi, insostituibili che sono i nostri affetti, le persone che amiamo, quelle che mai vorremmo ferire e soprattutto da cui mai vorremmo essere feriti.

Purtroppo, però, non c’è niente da fare: feriremo e saremo feriti. Punto e basta. C’è solo da farsene una ragione.

Dov’è che voglio arrivare? – vi chiederete.

E’ presto detto. In pochi giorni, ho realizzato (per l’ennesima volta) che il figlio delude sua madre, l’amico il suo amico, il fratello sua sorella, il padre suo figlio e viceversa, la zia suo nipote, il cane il suo padrone, eccetera, eccetera, eccetera. Non sono stato all’altezza. E ho avuto la sensazione che altri non fossero all’altezza di quanto io avevo nel cuore. Non ho corrisposto e, allo stesso tempo, non sono stato corrisposto. Non ho dato la vita per persone che l’avevano data per me, magari non ho mostrato neanche gratitudine. Così pure mi è parso di non ricevere gratitudine e considerazione quando mi pareva di aver dato, svelato, condiviso, confidato tanto.

Poche sere fa, tuttavia, il mio padre spirituale mi ha rivelato che, nel passo del Vangelo di Giovanni in cui Gesù incoraggia i suoi discepoli assicurando loro che il Padre suo ha tanti posti nella sua casa, nella versione originale del brano, in lingua greca, si parla di monài, cioè di unità, di posti individuali. Camere singole, forse? Beh, magari, ma non solo: molto di più!

Si tratta, alla fine, non di un posto qualsiasi, ma del mio posto, quello in cui il mio essere potrà esprimersi nella sua totalità e in cui tutte le sue caratteristiche, la sua storia, i suoi talenti, i suoi affetti e la sua vita passata, presente e futura, comprese le persone care, potranno trovare spazio e riconoscimento. Sarà il posto in cui io sarò davvero io, ciò che sono, quello che non sono mai potuto essere qui, su questa terra. Non perderò nulla e nessuno, al contrario guadagnerò tutto e tutti. Sarò vero figlio, vero amico, vero padre perché in questo mondo non lo sono mai stato, non completamente. Come avrei potuto, infatti? Troppi vincoli spaziali, temporali, culturali, sentimentali, troppe ferite, recriminazioni, incapacità, troppi errori e troppe lacrime me l’hanno impedito.

E’ impossibile, finché saremo quaggiù, non deludere, non far del male e, allo stesso tempo, non essere delusi e non essere vulnerabili perché siamo universi singoli e distinti gli uni dagli altri. Solo Dio può comprendere il cuore di ogni uomo, gli altri uomini non ne sono capaci.

Ecco perché, magari, Gesù ci ordina di non aver paura e che il nostro cuore non sia turbato: non solo perché il paradiso non sarà quel luogo rarefatto in cui subiremo il lavaggio del cervello e dimenticheremo tutto ciò che siamo stati per fonderci in una sorta di brodo primordiale spirituale nel quale non si sa dove inizia l’uno e dove finisce l’altro, ove il divino si confonde con l’umano, il bene con il male e il Creatore con la creatura e l’amòre (quello con la “o” aperta) ci farà capire che la fine è il nostro inizio e il vuoto il nostro destino (non so voi, ma a me passa la voglia di andare in paradiso di fronte a certe ipotesi di universi new age e nirvana postmoderni vagheggiate da vari guru che ci hanno scritto su pure dei bestseller).

No, credo che le parole di Gesù in questo senso possano e debbano, come sempre, avere un riscontro anche in questa vita: di fronte all’incapacità altrui di amarci come noi vorremmo essere amati ed alla nostra di amare gli altri come vorremmo e non siamo in grado di fare, non dobbiamo disperare, perderci d’animo, non deve essere turbato il nostro cuore, perché quel tipo di amore non è di questo mondo, non ha questo mondo come sua fonte, così come noi non proveniamo da questo mondo.

La nostra eterna insoddisfazione, la mancanza d’affetto e di parole d’incoraggiamento, gesti di consolazione e – soprattutto – di comprensione resterà immutata quaggiù. Sì, certo, riceveremo moltissimo, ma solo nel momento in cui ci renderemo conto che non è tanto il posto che avremo in paradiso a doversi conformare con quello che abbiamo sulla terra, bensì il contrario: è la monè, il posto che abbiamo in paradiso, la nostra vera identità a dover permeare la vita che abbiamo sulla terra. La differenza sostanziale, in pratica, è appunto la fonte: tutto è nostro e nulla è perduto se l’inizio e il fine di ogni cosa che amiamo è Cristo, Colui dal quale veniamo e a cui ritorneremo. Infatti, il Vangelo di Giovanni prosegue con una frase: io vado a prepararvi un posto e poi tornerò e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi.

Se è così, allora, il nostro posto è Lui, lassù come quaggiù. Non saremo mai figli perfetti, padri perfetti, amici perfetti, perciò è inutile, dannoso e terribilmente doloroso passare la vita a cercare di esserlo, a tentare di piacere agli altri. Saremo, al contrario, veri figli, veri padri, veri amici in Lui, perché Lui è perfetto e, dove noi saremo carenti, ci penserà Lui. Ragion per cui possiamo andare a dormire tranquilli, con la certezza che Cristo custodirà quelle persone che non abbiamo saputo amare e allo stesso modo si prenderà cura anche di noi quando non ci sentiremo amati come vorremmo, il che in questa vita, come è normale che sia, avviene molto più spesso di quanto non desidereremmo.

 

 http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3245

https://www.youtube.com/watch?v=G33opPoryh4&hd=1

 

 

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