Sogni e miracoli

Buona Pasqua

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Rimango sempre colpito nel pensare alla millenaria attesa messianica del popolo ebraico, alle preghiere instancabili e a quel senso di appartenenza, di comunità che lo caratterizza. Sia nei brani dell’Antico Testamento che in quelli del Nuovo, nelle preghiere come nelle benedizioni, è facilissimo riscontrare un anelito continuo, quasi una fissazione, per la liberazione dalla schiavitù e dall’oppressione, per l’amore verso Gerusalemme e la Terra Promessa, per il ritorno a Dio e alla patria perduta. In tutto questo, vedo sempre una costante: i sogni, i desideri e le preghiere sono quasi sempre collettivi, per il popolo, per “noi” .

Rispetto agli ebrei, noi cristiani, che celebriamo in questi giorni la Settimana santa e commemoriamo la Pasqua di Gesù Cristo, Dio incarnato, divenuto il cuore della nostra fede al posto della Legge e di Gerusalemme, abbiamo forse perso un po’ l’abitudine di pregare per il nostro popolo, la Chiesa, di desiderare qualcosa…

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Il posto mio

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Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto (Giovanni 14, 1-2)

Capita anche a voi di pensare di non sentirvi al vostro posto? Di realizzare, dopo tanti anni di sforzi, di sacrifici, di lotte per essere il figlio perfetto, l’amico perfetto, il padre, la madre o il fratello perfetto, che invece no, non lo siete affatto? Di punto in bianco, parlate con chi avete di più caro in questo mondo, gli svelate le vostre più intime emozioni, i sogni che avevate e avete tuttora e pure ciò a cui avete rinunciato… E che cosa vedete, negli occhi dell’essere tanto amato con cui vi siete aperti, denudati, compromessi? Nient’altro che incomprensione! No, non dico indifferenza, ingratitudine, menefreghismo, non è qualcosa per cui…

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L’attacco è concentrico, vale ancora la pena resistere?

Stupendo!

il blog di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

Oggi era una di quelle giornate che non finiscono mai. Poi, a un certo punto, ha cominciato a intravedersi la luce alla fine del tunnel. Strisciando pancia a terra in direzione del divano – obiettivo cioccolatino con abbiocco istantaneo – qualcosa mi ha trattenuto. Dovevo scrivere questo post. Ho indossato la tenuta da combattimento, la felpa pellicciata che la mia amica Federica mi ha spedito dalla Casa Bianca, altrimenti detta Air Felp One, e ho acceso il computer. Va be’, più esattamente ho messo la felpa, ho mangiato due fette di polpettone e ho acceso il computer.

Sono giorni che provo uno strano disagio. Dunque. Come ho raccontato decine di volte, quattro anni fa mi sono messa a scrivere un libro mentre cercavo una valida alternativa alla contemplazione delle macchie di muffa sul muro.

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Alzati e risplendi

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Rovine della Cattedrale di Nagasaki distrutta dalla bomba atomica, 1946 Rovine della Cattedrale di Nagasaki distrutta dalla bomba atomica, 1946

Dedicato a Takashi Paolo Nagai e ai martiri di Urakami

Il 9 agosto 1945, alle 11:02 del mattino, un’orribile esplosione nucleare squassò il cielo su Nagasaki, in Giappone, proprio sopra la cattedrale della città, dedicata all’Assunzione di Maria. Ottantamila persone morirono e più di centomila rimasero ferite.

La cattedrale di Urakami, chiamata così dal quartiere in cui sorgeva, è il simbolo di una città due volte martire: per le persecuzioni religiose di cui furono vittime, nel corso di quattro secoli, centinaia di persone a causa della fede cristiana – primo tra tutti S. Paolo Miki – e per lo scoppio di un ordigno infernale che incenerì all’istante molti dei suoi abitanti, tra cui migliaia di cristiani, giustamente definiti da un loro illustre contemporaneo e concittadino, il dott. Takashi Paolo Nagai, “agnello senza macchia offerto in olocausto per la pace nel…

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C’è un tempo

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C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace (Ecclesiaste 3, 2-8)

 

E’ tempo di vacanza, tempo di riposo, di meditazione, di preghiera, di momenti con i propri cari e, perché no, di ringraziamento per le cose, belle e brutte, che quest’anno ci ha portato.

Personalmente, ringrazio Dio e tutti i lettori.

E’ stato un anno faticosissimo, di duro lavoro, sacrifici e impegno. Lo concludo con la fine del mio secondo romanzo, che spero un giorno sia pubblicato e letto da qualcuno.

Ed auguro a tutti buon riposo!

A presto

 

Lo zio blog

Va’ dove ti porta il (sacro) cuore

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“Più fallace di ogni altra cosa è il cuore e difficilmente guaribile; chi lo può conoscere? Io, il Signore, scruto la mente e saggio i cuori, per rendere a ciascuno secondo la sua condotta, secondo il frutto delle sue azioni” (Geremia 17, 9-10)

Va’ dove ti porta il cuore! – ti dicono.

Fa’ quello che ti sta a cuore! – ti urlano nelle piazze e nelle strade.

E se il tuo cuore ti mente, se non invia alla tua mente e alla tua anima le informazioni corrette, tu che fai?

Ho vissuto abbastanza per testimoniare che la parola di Geremia sul cuore ingannevole è veritiera. D’altronde, per chi crede, essa è Parola di Dio.

Da tremila anni ci vengono ripetute le stesse cose e noi ricadiamo sempre negli stessi errori, siamo costantemente alla ricerca di qualcosa o di qualcuno che colmi il nostro vuoto primordiale, che sazi la nostra sete…

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Bello (Abramo)

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Parole al vento in una notte d’autunno

Per tutta la mia vita la bellezza mi ha inseguito. Io fuggivo via, lontano da lei.

Si mostrava a me tra le spiagge e gli oceani, tra colline e vallate, ma non la vedevo. Troppe volte le ho preferito pallide imitazioni del suo splendore, amanti occasionali che si prostituivano a me e cui io mi prostituivo.

Lei mi correva dietro, seguiva le mie orme sul bagnasciuga, mi chiamava ma non la sentivo, forse non volevo sentirla. Il rumore delle onde era troppo forte. Volevo solo andar via.

Stranamente, rifiutavo l’idea che lei volesse proprio me, che la Bellezza suprema avesse visto qualcosa di bello in ciò che ero, in ciò che sono. Dunque, mi nascondevo alla sua vista, la respingevo, facevo finta di non esistere, mi ubriacavo per intorpidire i miei sensi e affogare la mia speranza. Non osavo pensare a lei.

Tentavo…

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